Dicono che legalizzare la cannabis è una follia.

Terrorizzano i cittadini prospettando l’incremento degli incidenti, della spesa sanitaria e delle tossicodipendenze, soprattutto tra i giovani. La realtà è totalmente diversa, e questo articolo è una sintesi dei benefici che certamente deriverebbero dalla legalizzazione della cannabis, e che spero possa giungere a tutta la classe politica italiana, in particolare al Ministro della Salute, al presidente del Consiglio, e ai due Vice Premier.

In realtà, in Italia, la legalizzazione della cannabis porterebbe:

1) Ad un minor consumo proprio da parte dei giovanissimi, che oggi acquistano liberamente da spacciatori. A chi vende illegalmente qualcosa, interessa solo il denaro dell’acquirente e non l’età. In tutti i Paesi in cui la cannabis è legale, ai minorenni è vietato entrare in locali autorizzati alla vendita. E dove esistono attività commerciali che vendono legalmente le migliori infiorescenze di cannabis, non esistono spacciatori illegali.

2) Alla tutela di tutti i consumatori di cannabis che oggi acquistano e consumano un prodotto scarso o addirittura potenzialmente nocivo, spesso mal conservato. Le statistiche dicono che, nonostante le leggi proibizioniste e la dura repressione, siamo tra i primi consumatori di cannabis in Europa. L’elevata percentuale di consumatori non coincide con le percentuali di tossicodipendenti da cannabis, ne tantomeno con casi di morte o intossicazioni gravi per abuso di questa sostanza. Dato l’elevato numero di assuntori, se oggi non vi è alcuna crisi sanitaria nonostante non ci sia alcun controllo sul prodotto consumato, perché dovrebbe essere pericoloso permettere agli stessi di acquistare legalmente cannabis?

3) Ad un incremento dell’introito economico: già la legalizzazione della cannabis light, nonostante sia ancora mal normata, ha portato ad un giro d’affari di 50 milioni di euro l’anno. Il mercato è ancora in crescita, ma non è paragonabile a quello della cannabis illegale che frutta alle mafie oltre 9 miliardi di euro l’anno. Se la vendita di cannabis venisse normata, questi soldi finirebbero direttamente nelle casse dello Stato, ed i consumatori sarebbero finalmente tutelati. In quegli Stati che hanno abbandonato le politiche proibizioniste, come alcuni stati USA e da poco anche il Canada, sono nate centinaia di aziende agricole e attività commerciali specializzate nella produzione e nella vendita di cannabis, e migliaia di persone hanno trovato lavoro. In Italia la conferma arriva dai dati in merito all’incremento delle coltivazioni di canapa e alla nascita di aziende che lavorano e commercializzando cannabis light.

4) A sferrare un duro colpo alla criminalità organizzata che, grazie allo spaccio di cannabis, guadagna miliardi di euro. Tutti questi soldi vengono investiti in mazzette, armi, stipendi per la manovalanza criminale, ecc.; e sono i cittadini che ne pagano sempre le conseguenze più gravi.

5) A dare maggiore spazio alla ricerca e alle cure con cannabinoidi. Dobbiamo infatti ammettere che il forte pregiudizio nei confronti della cannabis ne limita l’impiego: ancora oggi molti medici non conoscono gli effetti terapeutici della cannabis e ne sconsigliano l’uso. Inoltre, portare avanti ricerche sui derivati della cannabis è, logicamente, più difficile che farlo con qualsiasi altra sostanza legale.

6) A facilitare l’impiego terapeutico per risolvere piccoli disturbi in quanto, chi necessita di assumere saltuariamente cannabis per vaporizzazione, senza necessariamente dover essere seguito da un medico, potrebbe scegliere di acquistare liberamente la cannabis che preferisce e che sente più efficace.

7) A liberare la Giustizia da quell’inutile lavoro di ricerca e repressione di chi ama “l’erba”. Sono migliaia le persone che, per coltivazione o detenzione di cannabis, subiscono procedimenti penali o amministrativi praticamente inutili. Il reato di coltivazione è stato concepito da politici che avevano, ed hanno, una visione distorta della realtà. Concretamente, coltivare e consumare cannabis non lede nessuno.

8) A rendere più democratico questo Paese che, sempre meno, rispetta la volontà popolare. Già nel 1993, con un referendum promosso dal Partito Radicale, gli italiani si erano espressi a favore della legalizzazione; eppure oggi sottostiamo ancora a politiche proibizioniste.

9) A sgravare le forze dell’ordine di un lavoro inutile perché, data l’enorme richiesta da parte dei consumatori, ci sarà sempre qualcuno disposto a rischiare per produrre, importare e vendere cannabis. Ed è altrettanto inutile vietare, in modo coercitivo, il consumo di qualsiasi sostanza. Cosa accadde in America, quando vietarono l’alcol? …

10) A cancellare il pregiudizio che molti hanno nei confronti dei consumatori di cannabis, additati spesso come “fattoni” (apatici, stupidi, distratti, pericolosi alla guida, …con un problema da “curare”). Questo porta inevitabilmente all’emarginazione di chi non vuol conformarsi ad una legge che non rispetta la libertà personale.

Il vero problema è rifiutare la realtà. Basterebbe ammettere che il proibizionismo ha fallito e che, per ottenere davvero una “riduzione del danno”, non c’è altra soluzione che legalizzare.

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